Storia dell'Associazione

"Casa Don Bosco"

Don Paolo Chiavacci si fidava della Provvidenza. Pochi giorni prima di morire, e sono passati dieci anni che testimoniano sull'opportunità della sua certezza, aveva detto così a chi gli stava vicino: "Se muoio, i miei fratelli sanno cosa fare della Casa; per il resto, ci sarà qualcuno che ci penserà; niente è fatto per niente, sono sicuro che tutto continuerà e diventerà più bello ". Tutto avvenne come era stato predetto.Gli eredi, i fratelli Chiavacci, con un atto di donazione lasciarono tutti gli immobili alla Diocesi di Treviso ed il Vicario Generale, Mons. Pietro Guarnier, si fece garante della continuità dell'Opera di Don Paolo. Già dal primo momento, e per gli anni che seguirono, tutti coloro che avevano conosciuto Don Paolo si sentirono in dovere di fare qualcosa per dare il proprio contributo affinché si realizzasse alla lettera il suo testamento spirituale.Tutti volevano che Casa Don Bosco continuasse ad essere viva ed attiva come lo era prima.Gli eredi Chiavacci seguirono con simpatia estima ogni iniziativa atta a rendere sempre più accogliente Casa Don Bosco.Persone di ogni ceto sociale hanno continuato ad affluirvi, dedicando gratuitamente e con entusiasmo molte ore di lavoro per il migliore proseguimento dell'Opera. Anime generose inviarono offerte, materiali edili, nuova mobilia, oppure cancellarono, con un tratto di penna, debiti o prestiti ancora sospesi.Gli Alpini di S. Gaetano di Montebelluna, Coste, Maser, Crespignaga, Madonna della Salute, Caerano, cominciarono a dedicare una giornata di lavoro gratuito alla settimana. Non ci fu anziano, in soggiorno durante il periodo estivo, che non volesse contribuire, con offerte in denaro, a rendere sempre più accogliente questa Casa che oggi dispone anche di ascensore, di una sala per incontri, di una piccola cappella, di nuova cucina e capace sala da pranzo.

Tanto fervore di opere ci ha consentito, in questi dieci anni, di mantenere fede alle aspettative di Don Paolo. Egli, infatti, ha stabilito che la sua Casa deve essere luogo dove ci si incontra con Dio; dove devono trovare accoglienza i più bisognosi, gli handicappati, gli anziani; dove ci si incontra con la Natura. Tre finalità, per Don Paolo e per noi, che non si possono disgiungere. Chi viene in questa Casa deve avvertire che incontrare Dio significa accorgersi che c'è l'altra persona che è in difficoltà. Significa accorgersi che c'è un ambiente, creato da Dio, che va rispettato ed amato.Può capitare allora che siano contemporaneamente presenti un gruppo di persone per pregare oppure per fare gli esercizi spirituali, ed un gruppo di handicappati o di anziani per un soggiorno di qualche settimana. La maggior parte del tempo, a Casa Don Bosco, è riservata alla prima finalità, cioè all' incontro con Dio. Per tale scopo, m questi anni ci si è preoccupati di garantire gli spazi ed i silenzi necessari alla meditazione e all'approfondimento delle Verità di Fede. All'accoglienza degli handicappati e degli anziani è quasi esclusivamente riservata l' estate, il Centro ha, in questo campo, più di vent'anni di esperienza, anche se non è ancora completamente funzionale essendoci delle barriere architettoniche da abbattere. Ma anche questi ostacoli verranno facilmente superati se il Centro continuerà a vivere interiormente la sua vocazione, cioè l'accoglienza di chi ha più bisogno. L'interesse per il Creato, per i problemi dell'ambiente, erano per Don Paolo una conseguenza logica delle prime due finalità della sua Opera. Frequentandolo, molte persone lo avevano capito al punto da intensificare, dopo la sua morte, la loro presenza in questa Casa e le loro iniziative nei confronti dei problemi ambientali nell'ambito del Centro Incontri con la Natura.

(da "La grande speranza" di don Paolo Chiavacci)

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