UN IMPIANTO THERMOCOMPOST CHE PRODURRÀ ENERGIA BIOTERMICA AL CENTRO DON PAOLO CHIAVACCI

A costruirlo dal 6 all’8 maggio sarà il gruppo di ricerca del Laboratorio di Ingegneria Sanitaria Ambientale del dipartimento ICEA dell’Università di Padova

Un impianto ThermoCompost che produrrà energia biotermica utilizzando compostaggio costituito da ramaglie e potature prelevate dalla pulizia di boschi, frutteti, giardini e, in parte, da scarti alimentari. La costruzione di questo impianto inizierà venerdì 6 maggio dalle ore 15.00 presso la casa situata nei pressi del Centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” a Crespano di Pieve del Grappa (di fronte al parcheggio del Centro).

A realizzarlo sarà il gruppo di ricerca del Laboratorio di Ingegneria Sanitaria Ambientale del dipartimento ICEA dell’Università di Padova coordinato dal prof. Alberto Pivato e dalla prof.ssa Maria Cristina Lavagnolo. Sarà un workshop di tre giorni a cui parteciperanno oltre 40 studenti e dottorandi, italiani ed internazionali, iscritti al corso di laurea in Ingegneria. Questa iniziativa si prefigge di iniziare una collaborazione strutturale tra il Centro “Don Paolo Chiavacci” ed il dipartimento ICEA e, più in generale, con l’Università di Padova. Sarà presente anche il sindaco di Pieve del Grappa e Presidente dell’Intesa Programmatica d’area Asolo-Monte Grappa Annalisa Rampin.

Anche la Fondazione Opera Monte Grappa ha messo a disposizione importanti risorse per il  ThermoCompost donando alcuni materiali per la sua realizzazione. Inoltre i docenti del  settore termoidraulica della Scuola di Formazione professionale di Fonte porteranno gli studenti del secondo e terzo anno a vedere l’impianto dopodiché i docenti universitari ne illustreranno  le caratteristiche in classe.

«Un impianto di questo tipo – spiega il prof. Alberto Pivato – implementa perfettamente i principi dell’economia circolare trasformando gli scarti in energia termica utilizzabile a livello domestico e compost, un materiale che può essere riutilizzato come fertilizzante che migliora le caratteristiche fisiche del suolo apportandovi notevoli benefici. Tali impianti non solo producono energia termica da rifiuti e sottoprodotti organici, ma permettono anche di trattare questi materiali stabilizzandoli e fornendo un’alternativa al tradizionale smaltimento. L’energia che verrà accumulata sarà quindi prelevata sia sotto forma di acqua che di riscaldamento».

«Siamo orgogliosi di iniziare questa collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Padova – spiega don Paolo Magoga direttore del Centro Chiavacci e presidente della Fondazione Opera Monte Grappa – perché va incontro agli obiettivi che si era prefissato il fondatore don Paolo Chiavacci oltre cinquant’anni fa: l’osservazione e il rispetto della  natura, il sostegno a progetti ambientali auto sostenibili, la cura della terra e delle persone per una condivisione equa delle risorse. Il nostro Centro situato tra questo meraviglioso territorio costituito da boschi e tanto verde ha sicuramente la possibilità di produrre con continuità la materia prima necessaria ad alimentare l’impianto».

Come viene realizzato un ThermoCompost

Dopo aver recuperato il compost si inizia a metterlo in opera. Il materiale viene posato in grandi contenitori di forma cilindrica realizzati con dei grigliati metallici. Viene poi disposto a vari strati spirali formate con dei semplici tubi di irrigazione e umidificato gradualmente per tre giorni per creare le condizioni microbiologiche fondamentali per la produzione del calore. Questo è il ThermoCompost: un volume cilindrico dove, come in una torta, ogni 50 centimetri anziché la marmellata c’è una spirale di tubi collegati in modo che l’acqua possa scaldare al meglio. L’acqua così riscaldata viene immagazzinata in un serbatoio chiamato puffer e una centralina, quando rileva che la temperatura è ai giusti livelli, fa partire la pompa. In questo modo si accumula energia, la si stocca nel serbatoio e la si preleva sotto forma sia di acqua che di riscaldamento.

Una volta che se ne acquisiscono le tecniche di realizzazione, questo impianto può essere autoprodotto a costi  contenuti. È rivolto a chiunque abbia un minimo di spazio esterno come aziende agricole, centri sportivi, abitazioni, agriturismi, scuole, case, serre, piscine. Il suo obiettivo principale è il recupero dei sottoprodotti della filiera agricola e forestale sia per migliorare il suolo, rafforzare le piante e avere dei prodotti più sani, sia per l’autoproduzione di energia biotermica e il riscaldamento di acqua sanitaria. Se l’impianto viene realizzato bene la sua durata va dai 12 ai 18 mesi.

 

Chi era don Paolo Chiavacci

Don Paolo Chiavacci nasce a Crespano del Grappa (9 dicembre 1916 – 15 aprile 1982). Laureato in Giurisprudenza, ufficiale degli Alpini in Albania (dove comincia a maturare la vocazione religiosa) e in Francia, prete nel dopoguerra a Treviso tra gli sfollati rimasti privi di casa, infine negli anni Cinquanta fondatore alle pendici del Monte Grappa, in una casera di famiglia, della Casa don Bosco, che dopo la sua morte diventerà il Centro don Chiavacci. In anni insospettabili, ben prima dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, elabora un percorso che conduce a Dio attraverso il Creato, non solo da contemplare ma da studiare, attraverso conferenze e corsi che abbracciano tutte le scienze, dalla  botanica alla zoologia, dalla geologia all’astronomia. Scrisse di lui il giornalista Giorgio Lago (1937-2005), che ne aveva sposato una nipote: «Era uomo di fede contagiosa e, insieme, di rigorosa scienza. Ho sempre avuto l’impressione che le considerasse francescanamente sorelle. Sorella Scienza, sorella Fede, affiatate, tra loro non ostili». Di lui un amico disse: «A volte eri tanto prete da non sembrarlo».

 

 

—————————————-

Referente stampa e comunicazione

PAOLO FAVARETTO

e-mail: paolo.fava24@gmail.com

cell. 328.6026255